Vivere con un gatto fa bene al microbioma

Per gli amanti degli animali non è una novità sentir dire che possedere un animale domestico può ridurre lo stress e migliorare la salute mentale.

Gatto e microbioma

Recenti studi effettuati sulla popolazione cinese (1, 2) hanno evidenziato l’effetto positivo della presenza di un animale domestico in famiglia: sulla salute dei bimbi, degli adulti e, infine, sul sano invecchiamento degli anziani. Negli anziani infatti i gatti domestici possono ridurre il rischio di malattie cardiovascolari e, nel caso in cui il proprietario dorma col micio, è stato dimostrato, anche, un miglioramento della qualità del sonno.

Tuttavia, che un amico a quattro zampe possa modificare anche il nostro microbiota intestinale, con le conseguenze che questo comporta, non era scontato.


Ricerca cinese

Una recente ricerca (3), pubblicata sulla nota rivista Plos one, ha dimostrato che il microbiota del proprietario risente della presenza del gatto.

Studi precedenti avevano evidenziato come, in generale, gli animali domestici e i loro proprietari potessero condividere in parte il microbiota intestinale (4) e come il contatto fisico ravvicinato con gli animali domestici, attraverso abbracci, baci, carezze, possa influenzare il microbiota intestinale dei proprietari (5).

Lo studio di Du G. e colleghi si è focalizzato sulla composizione microbica intestinale, confrontando chi possedeva gatti con chi non ne possedeva.
I due gruppi erano costituiti entrambi da 111 donne e 103 uomini, di cui 82 persone in sovrappeso e 132 normopeso.

Risultati

E’ emerso che nei possessori di gatti il livello di Enterobatteriaceae e Pseudomonadaceae risulta aumentato, mentre è ridotta la presenza di Alcaligenaceae e Pasteurellaceae.

In sintesi, avere un gatto per casa può comportare il cambiamento di ben 50 vie metaboliche.
Infatti i soggetti analizzati mostravano una maggiore sintesi di vitamine del gruppo B e aminoacidi, oltre a un cambiamento del metabolismo dei carboidrati.
Risultano aumentate anche le vie correlate alla produzione degli acidi grassi a catena corta (SCFA), come acetato e butirrato, noti per svolgere un ruolo fondamentale nel benessere dell’epitelio intestinale e nel metabolismo energetico del nostro organismo.

Normopeso – sovrappeso

Inaspettatamente, si osserva, anche, un maggior cambiamento nel gruppo dei proprietari normopeso (41 pathway) rispetto ai proprietari in sovrappeso (7 pathway).

Uomo – donna

Inoltre, lo studio ha evidenziato che l’impatto è maggiore nella donna rispetto all’uomo, sia considerando la diversità del microbioma che le vie metaboliche.

La ricerca cinese ha smentito quanto riportato da un altro recente studio (6), secondo cui nelle persone obese che possiedono animali domestici l’abbondanza relativa dei Bacteroidetes risulta diminuita, facendo presagire un’associazione positiva tra possessori di animali domestici e obesità ( negli obesi infatti, il rapporto Bacteroidetes/Firmicutes è favorevole ai Firmicutes)
Studi successivi (7), compreso questo, sostengono, al contrario, che potrebbe non esserci nessuna associazione tra obesità e proprietà di un gatto, ma viene chiarito anche che possedere un gatto può influire sulla struttura e funzione del microbiota intestinale, soprattutto negli individui normopeso.

Conclusioni

Secondo lo studio di Du G. e colleghi, avere un gatto per casa comporta la modifica del microbioma intestinale e ciò può influire sulla salute del proprietario.

Ulteriori studi saranno necessari per approfondire gli effetti di tale rapporto simbiotico…nel frattempo coccoliamo pure il nostro amico peloso!


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Biografia

1. Wu CST, Wong RSM, Chu WH. The Association of Pet Ownership and Attachment with Perceived Stress among Chinese Adults. Anthrozoos. 2018;

2. Hui Gan GZ, Hill AM, Yeung P, Keesing S, Netto JA. Pet ownership and its influence on mental health in older adults. Aging Ment Heal. 2020;

3. Du G, Huang H, Zhu Q, Ying L. Effects of cat ownership on the gut microbiota of owners. PLoS One. 2021;

4. Caugant DA, Levin BR, Selander RK. Distribution of multilocus genotypes of Escherichia coli within and between host families. J Hyg (Lond). 1984;

5. Kates AE, Jarrett O, Skarlupka JH, Sethi A, Duster M, Watson L, et al. Household Pet Ownership and the Microbial Diversity of the Human Gut Microbiota. Front Cell Infect Microbiol. 2020;

6. Cӑtoi AF, Vodnar DC, Corina A, Nikolic D, Citarrella R, Pérez-Martínez P, et al. Gut Microbiota, Obesity and Bariatric Surgery: Current Knowledge and Future Perspectives. Curr Pharm Des. 2019;

7. Miyake K, Kito K, Kotemori A, Sasaki K, Yamamoto J, Otagiri Y, et al. Association between pet ownership and obesity: A systematic review and meta-analysis. International Journal of Environmental Research and Public Health. 2020.

Sonia Facchin

Sono una Biologa con PhD in Biochimica e Biofisica e un Master di 2° livello in Nutrizione Umana, Sicurezza ed Educazione Alimentare. Ho partecipato a progetti di ricerca all’estero presso l’università di Tuebingen in Germania, stabilendomi poi a Padova dove ho operato per più di 20 anni in vari ambiti della ricerca di base: Biochimica, Farmacologia e Nanotecnologie, fino ad approdare nel 2012 alla Gastroenterologia, passando dalla scienza di base all’applicazione clinica. Ed è qui che è nata la mia passione per lo studio del microbioma umano e animale. Oggi, come ricercatore e come socio fondatore di Eubiome, sono coinvolta in progetti di ricerca che spaziano dal Trapianto di Microbiota nell’uomo e nell’animale all’analisi e modulazione del Microbiota soprattutto nei pazienti con patologie gastrointestinali, guidandoli alla ricerca di una dieta ed una integrazione alimentare personalizzate. Sono così riuscita a coniugare la mia passione per il Microbiota e il mio Lavoro.